Matrimoni 2020: rimandare vuol dire riabbracciare

Matrimoni 2020: rimandare vuol dire riabbracciare!

Qualcuno cantava “Che fretta c’era, maledetta primavera”, ebbene dopo il freddo dell’inverno la primavera è arrivata e con lei l’aria tiepida e la meravigliosa luce delle giornate che si allungano.

Tutto questo per sottolineare che dopo questo periodo di crisi, di oscurità e di incertezza dovuto al Coronavirus, arriverà il momento in cui finalmente gli sposi che hanno programmato il loro matrimonio nel 2020 e sono costretti a rimandarlo, potranno celebrarlo come hanno sempre sognato.

Questa è anche la storia di Domenico De Padova e Silvia Rosati, 31 anni di Avellino lui, 33 anni di San Giovanni Rotondo lei, infermieri all’ospedale Lorenzo Bonomo di Andria, fidanzati da 10 anni e prossimi sposi. Data e location erano fissati da tempo, poi è arrivata l’emergenza coronavirus con l’incognita su quando potranno dirsi “Si”.

Le loro nozze sono slittate naturalmente, ma il loro amore è sempre solido: “prevale il desiderio di ritrovarci a fine turno per una carezza con tutte le precauzioni, la volontà di rafforzare il legame in questo momento di grande difficoltà, ma anche la paura quotidiana del contagio e di non poterci rivedere alla sera”, dicono. E’ con grande tenerezza e anche con determinazione che Domenico ha postato su Facebook la foto di un bacio attraverso le mascherine con dedica a Silvia: “Ogni sfida se divisa in due è più leggera. Noi insieme abbiamo sempre vinto. Ti amo”.

“Se le mascherine ci proteggono in parte contro questo virus, dietro questi dispositivi nascondiamo anche le nostre emozioni più tristi, paura, sconforto, lacrime. Ma dobbiamo dare coraggio, forza, un sorriso, da una corsia all’ altra”.

Per loro il lavoro è una missione a cui dedicarsi con anima e cuore. “Carichi eccessivi, personale scarso, ma non ci tiriamo mai indietro, noi infermieri siamo spinti da un grande senso di umanità verso gli altri, spesso dimenticandoci anche di noi stessi – confessa Silvia – con Domenico dovevamo fare il grande passo, non stavo in me dalla gioia. Di ora in ora teniamo viva la speranza: quella di poter sconfiggere questo nemico invisibile, di poterci unire di nuovo tutti insieme in un unico abbraccio e urlare a squarciagola: ce l’abbiamo fatta! E poter realizzare il nostro sogno sull’altare. Ora è importante restare uniti, svolgere al meglio il nostro compito di infermieri, amarci e darci forza perché è l’ amore che ci salverà”.

Perchè non è futile o frivolo organizzare una festa per il proprio matrimonio, desiderare un abito meraviglioso, avere accanto le persone che amiamo di più. Fa parte del nostro decoro, della nostra dignità, del nostro concetto di umanità e della nostra idea di felicità: come potremo mai essere davvero contenti nel giorno più importante della nostra vita se non lo condividiamo con le persone che amiamo di più? Mamma, papà, sorelle, fratelli, cugini e amici di una vita? Sarebbe praticamente impossibile.

Per cui basta criticare i futuri sposi che in questo periodo di quarantena non vogliono sposarsi e che devono spostare la data delle loro nozze, come se fosse un problema superfluo, cerchiamo anzi di comprendere il loro stress, la loro ansia, perchè per tutta la vita hanno sognato questo giorno ed è giusto onorarlo come meglio si crede.

Una bella location in cui accogliere gli invitati, un favoloso abito da sposa per sentirsi principesse per un giorno, un menu che posso soddisfare gli ospiti, un make up che ci renda impeccabili anche nelle foto, insomma tutto quello che serve a rendere il giorno del matrimonio indimenticabile.

Ciò che alcuni considerano un di più e invece fondamentale per coronare il proprio sogno e per sentirsi ancora essere umani pulsanti, che hanno bisogno di sperare, di desiderare e di sognare.

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